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Una storia di

Disturbo di panico

*importante

in caso di emergenza
chiamare il 112

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Mi chiamo Monica, ho 38 anni e sono quasi 20 anni che conosco gli attacchi di panico e l’ansia.

Sono sempre stata una persona sensibile e particolarmente emotiva, la mia vita è stata “normale” fino a quando, una mattina, in spiaggia sono svenuta. Era stato un normale abbassamento di pressione ma è stato orribile risvegliarsi, sola, tra una folla di sconosciuti. I giorni dopo li ho passati a rivivere quel momento, riprovavo e rivivevo le sensazioni che avevano preceduto lo svenimento, la paura che stesse riaccadendo, la voglia di scappare in un posto sicuro.

È iniziata una lunga serie di faticose indagini mediche di vario tipo.

Beh nulla di grave, solo una tiroidite, facilmente curabile con una compressa giornaliera.

Eppure continuavo a stare male, avevo paura di allontanarmi troppo da casa o dalla mia auto, avevo iniziato a non prendere più i mezzi pubblici, evitavo le folle, le vacanze in luoghi poco rassicuranti e camminavo con un “kit medico” nella borsa utile in caso di malore.

La paura era sempre la stessa, quella di poter svenire all’improvviso. Non c’erano dubbi, ero entrata in un circolo vizioso, e per paura che potessi sentirmi male innescavo tutta una serie di meccanismi che mi portavano a stare male realmente, tachicardia, sudorazione, tremori, visione offuscata, senso di disorientamento.

Tutto, anche fare la spesa al supermercato, mi era diventato difficile. Anche le cose che avevo sempre fatto, ora innescavano in me agitazione, un’ansia anticipatoria che mi rubava ogni energia fisica e mentale, chiudendomi in un tunnel oscuro.

Ovviamente ho iniziato a evitare di fare tante cose, e quello che non potevo evitare, lo affrontavo solo se accompagnata da una persona di mia fiducia, capace di capirmi e di cui non dovevo vergognarmi. Eh già, la vergogna…mi sentivo diversa da tutti, sola con questo mostro che dovevo nascondere e che mi faceva rabbia. Perché proprio a me? Io che ero sempre stata una persona razionale, tranquilla e per lo più studentessa con ottimi voti alla facoltà di Psicologia.

Cercavo di nasconderlo alla maggior parte delle persone, e questo mi allontanava sempre più dal resto del mio mondo, da quella che era sempre stata la mia vita.

All’inizio ho seguito i consigli di un neurologo, e per tenere a bada la sintomatologia scaturita dalla forte ansia, ho preso degli ansiolitici. A dire il vero, non so quanto mi siano stati utili. Credo che in quel momento di forte ansia mi abbiano solo dato una speranza, la speranza di poter cancellare tutto quell’inferno con delle gocce, ma ovviamente così non è stato.

L’aiuto vero mi è arrivato da un percorso di psicoterapia, fatto di colloqui e tecniche di rilassamento.

È stato lungo e faticoso ma ad oggi posso dire che è stata un’esperienza davvero fondamentale.

Ho scoperto innanzitutto di non essere la sola ad avere ansia e attacchi di panico, ho scoperto lati di me che non sarebbero mai saliti a galla e soprattutto ho capito di non essere malata.

Il panico, anzi, era una “reazione normale” a un qualcosa di anormale che in quel momento della mia vita stavo vivendo.

I miei comportamenti e il mio stile di vita andavano contro le mie forze più interne, la mia energia vitale, che giorno dopo giorno avevo soffocato in qualche angolo buio. Un’energia che voleva uscire in qualunque modo, e l’ha fatto con l’ansia e il panico.

Ho capito che per “guarire” non dovevo combattere il panico ma dovevo accettarlo, ascoltarlo e accoglierlo. Dovevo capire cosa cambiare della mia vita e come convogliare tutta questa forza vitale.

Mi è stato insegnato a guardarmi dal di fuori, come se quella non fossi io, e questo mi ha permesso di amarmi un po’ di più. Ho iniziato a provare un’immensa tenerezza verso quella piccola ragazza che aveva paura della vita.

Oggi non sono completamente libera dagli attacchi di panico e dai comportamenti evitanti. Diciamo che ci sto ancora lavorando su, ma, grazie alla terapia, ho imparato a non correre più al pronto soccorso e finire imbottita di valium. Ora cerco di rilassarmi, proprio come mi è stato insegnato, accetto le mie emozioni, e le lascio scorrere, perché in fondo tutto passa.

Monica ci ha donato una preziosa testimonianza sul disturbo di panico che, in questo caso, dura da molti anni, ma dimostra come non sia mai troppo tardi per chiedere aiuto e riprendere in mano la propria vita

L'attacco di panico è un’esperienza che va compresa e ascoltata e che può essere molto diffusa fra le persone

Di seguito vediamo insieme alcuni falsi miti sul disturbo di panico per conoscerlo meglio.

Tieni conto che un attacco di panico può essere esperito differentemente da diverse persone.

MITO
Gli attacchi di panico sono una reazione eccessiva allo stress.

FATTO
Il termine “attacco di panico” è spesso utilizzato in maniera inappropriata per riferirsi alle situazioni in cui siamo stressati o ci sentiamo sotto pressione per una situazione difficile. Inoltre, gli attacchi di panico non sono una “reazione eccessiva allo stress”: pensare questo implica che sia sufficiente eliminare lo stimolo stressante e che in qualche modo si possa avere il controllo su quando e come si verifica un attacco di panico, mentre non è questa l’esperienza di chi ne soffre o ne ha sofferto.

MITO
gli attacchi di panico possono farti perdere il controllo in modo permanente oppure si può morire.

FATTO
La perdita di controllo è proprio l’esperienza riferita come più destabilizzante insieme alla difficoltà a capirne il senso e a ricondurre a delle cause certe. Gli attacchi di panico possono accompagnarsi a pensieri come “sto impazzendo”, “sto per morire”, “sto per avere un infarto”. Di solito un attacco dura pochi minuti, ma per chi lo sta vivendo può sembrare un tempo molto lungo. Inoltre, anche se ci si può sentire destabilizzati per un po’ di tempo dopo, esso non causa danni fisici o mentali permanenti. Molte persone giungono al pronto soccorso perché i sintomi fisici possono essere molto intensi, ma non c’è un reale pericolo per la vita.

MITO
evitare le cose che scatenano gli attacchi di panico è il modo migliore per curare il disturbo di panico.

FATTO
gli attacchi di panico possono essere associati a specifiche situazioni che sembrano essere delle cause scatenanti, come ad esempio un luogo affollato. A volte ciò può portare a evitare determinati luoghi o situazioni per evitare di scatenare l’attacco. Tuttavia, l’evitamento può diventare, nel tempo, un reale limite per la vita delle persone (ad esempio, evitare la folla può trasformarsi in allontanamento da amici, famiglia, scuola, lavoro).

MITO
il disturbo di panico non è curabile.

FATTO
In molti casi, il disturbo di panico può essere gestito bene, o addirittura curato efficacemente, con un aiuto professionale. Parlarne con un professionista è sempre la migliore soluzione, aiuta a capirne il senso, a comprendere meglio la propria esperienza, ed è inoltre possibile sviluppare delle strategie per gestire le proprie manifestazioni d’ansia e paura.

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